La grande guerra: Vincenzo Milluzzo

Vincenzo Milluzzo nasce  a Scordia (Catania) il 13 luglio 1886. E’ in forza nell’ Arma dei Carabinieri  quando, allo scoppio della Grande Guerra , viene mandato a combattere in prima linea sul  fronte dell’ Isonzo.  La sua destinazione è il Carso di Doberdò  , teatro di guerra tra i più cruenti. Il 23 ottobre 1915 prende parte alla III battaglia dell’ Isonzo (18 ottobre-4 novembre) una delle più drammatiche e sciagurate offensive lanciate dal  Generale Luigi Cadorna . Costò la vita a 11000 Italiani e a 9000 Austriaci e fu combattuta per contendersi pochi metri di terreno. Ci furono scontri violentissimi tra la III Armata  e le truppe Austro Ungariche lungo un fronte di 50 Km con uno schieramento da parte italiana di più di 1200 bocche di fuoco. La fotografia  lo ritrae sul campo di battaglia a Pieris e Villesse.  A  penna  è riportato “il 23 ottobre  1915 . ore 12. Momento in cui ferveva la grande battaglia su tutto il fronte italiano. Dal 18 al 24 bombardamento di tutte le artiglierie”.

Sul fronte retro-1RNel retro della cartolina fotografia riporta la cronaca di quegli epici giorni.  Sono parole semplici  permeate di autentico  orgoglio patriottico per una battaglia  che purtroppo  si rivelerà disastrosa.  “Ricordo dal campo di battaglia il giorno 23 ottobre 1915. ore 12. momento in cui ferveva la grande battaglia su tutto il fronte italiano sul quale i nostri valorosi soldati italiani si coprirono di gloria e combattevano eroicamente da veri leoni cacciando il nemico dalle sue fortissime trincee e infliggendogli gravi perdite. Su tutto il fronte non si vedeva altro che fumo. Le nostre valorose artiglierie bombardavano per 5 giorni incessantemente. Le mitragliatrici falciavano e la fucileria intensificava il suo fuoco, Vennero fatti 4200 prigionieri, armi e munizioni. li 28 ottobre 1915”. E’ il tragico scenario di quelle inutili mattanze che spesso si ripeteranno nel corso della guerra e che il  Generale Cadorna definisce “attacco brillante”.  “Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’ attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice ” scrive con cinismo nelle sue Lettere il Capo Supremo.

Pattuglia 1RitBisDietro le linee espleta l’ attività di sorveglianza. Questa foto lo ritrae in tenuta di pattuglia a Villesse l’ 8-13 novembre 1915 quando  è in pieno svolgimento la IV battaglia dell’ Isonzo (1o novembre – 5 dicembre) che si concluderà con la conquista di importanti postazioni al prezzo della vita di 7500 soldati. Dal 20 giugno al 31 luglio 1916 si offre come volontario in prima linea. Rimane per quarantun giorni nelle trincee  sulle alture di Polazzo dove presta la sua opera sotto il tiro della fucileria avversaria. Per  il suo esemplare comportamento verrà insignito della medaglia di bronzo al valore militare. Il 18 settembre 1916 a Quota 208 in pieno giorno incurante del pericolo recupera il cadavere di un soldato   mentre sta per concludersi la VII battaglia dell’ Isonzo (14-18 settembre) che in soli 5 giorni sacrificherà  20333 soldati e 811 ufficiali senza sortire alcun risultato. Dal 23 al 31 maggio 1917 è nel saliente di Bosco Malo (oggi Hudi Log in Slovenia) dove gli scontri sono violentissimi. E’  in pieno svolgimento la sanguinosa X battaglia dell’ Isonzo (12 maggio – 5 giugno 1917). Costerà la vita di 36000 italiani senza raggiungere risultati. Si offre come volontario  porta-ordini. Attraversa ripetutamente zone intensamente battute dal fuoco nemico per condurre squadre di soccorso e accompagnare ufficiali. Per queste sue valorose azioni riceverà la seconda medaglia di bronzo al valor militare.

Vista aereaIl teatro di guerra è quanto di più angosciante si possa immaginare. Gli opposti schieramenti si fronteggiano a distanza di poche decine di metri dietro le trincee e  reticolati . La fotografia aerea  qui riprodotta scattata dagli Austriaci è un raro documento che ritrae da Nord la situazione  esistente a giugno del 1918.  Da questa prospettiva il settore di Hudi Log (5)  è a sinistra e quello di Loquizza in basso (4) . Il territorio italiano è a destra e quello austro-ungarico  a sinistra, in mezzo la terra di nessuno. E’ ben visibile l’andamento a zig zag  delle trincee austriache (1) protette dai reticolati (2). A poca distanza la prima linea italiana (7) e i reticolati di filo spinato (8) visibili in alto a destra. Più arretrata la seconda linea (9).  Il 12 ottobre 1917, il Milluzzo è ancora in prima linea vicino a Doberdò del Lago, a Quota 77teatro di feroci combattimenti . Entra in un rifugio colpito da una granata incendiaria dove c’ era un serbatoio di benzina. Si accerta della presenza di feriti e li sottrae agli effetti dell’ esplosione. Ripete l’ azione poco dopo in un altro rifugio anch’ esso colpito da una granata incendiaria prestando soccorso agli ufficiali e soldati rimasti feriti .

BiciMa la vita, anche per un uomo coraggioso come lui,   è fatta anche di momenti di relax in cui ritrovare il desiderio di stare con gli amici per qualche foto e qualche pedalata…

Nonnoo per improvvisare un concertino di chitarra e mandolino con l’ inseparabile amico che spesso si fa ritrarre in sua compagnia.

Campana NuovaQui è ritratto  dentro la campana di una  chiesa.  Come egli stesso riporta nel retro della fotografia , essa sorge al bivio tra i paesi di Fogliano  e Castelnuovo . La chiesa è quella di S. Maria al Monte di Fogliano Redipuglia la cui torre campanaria, riportano le cronache, fu distrutta per motivi bellici dagli austro-ungarici durante la Grande Guerra. La fotografia qui riprodotta costituisce dunque un importante documento storico di quella  campana , non sappiamo se poi recuperata o andata distrutta dopo gli eventi bellici.

DuelloSi può anche mimare un duello d’ amore “uno screzio fra compagni affezionati” come riporta sul retro della foto scattata l’ 8 maggio del 1916 a Polazzo nella desolata landa dell’ altopiano carsico.

Nonno al CarsoRSul Carso la vita in trincea è sicuramente dura ma non manca qualche attimo di tregua che gli consente di dedicarsi alla lettura. La foto è molto danneggiata dal tempo e restaurata. Lo ritrae seduto davanti ad una improvvisata scrivania costituita probabilmente dal piano di una macchina da cucire (sembra visibile la scritta SINGER). Alle sue spalle i sacchetti di sabbia.

Nonno Foto GruppoCon i suoi amici commilitoni passa le poche ore liete in allegra e chiassosa compagnia. In questo foto lo vediamo mentre tiene tra le mani un foglio (giornale o mappa?). Chissà chi sopravviverà e  quale sarà il  destino di ognuno di essi.  Per lui ci sarà una tragica e dolorosa realtà.

RitrBisIl 6 novembre del 1917 , sta per concludersi la disastrosa XII Battaglia dell’ Isonzo (24 ottobre- 7 novembre)  meglio nota come la disfatta di Caporetto. Le truppe italiane sono in rotta e si ritirano verso il Piave. Viene catturato dagli Austro-Ungarici ed internato nel campo di concentramento di Marchtrenk in Austria 25 chilometri da Linz . Le condizioni di vita dei prigionieri nei campi di prigionia Austriaci  detti anche “città dei morenti” erano terribili. “Per lenire la fame i prigionieri ingerivano grandi quantità di acqua, ingoiavano erba, terra, pezzetti di legno e carta, anche sassi. Le conseguenze erano morte per dissenteria acuta, o per polmonite, se si gettavano in inverno dentro ai canali di scolo per raccattare la spazzatura delle cucine del campo. La razione di cibo quotidiana che l’Austria riservava ai prigionieri era costituita da un caffè d’orzo al mattino, una minestra di acqua con qualche foglia di rapa a mezzogiorno e a cena una patata con una fettina di pane integrale ed una aringa. Due, tre volte a settimana un minuscolo pezzo di carne”. Basta confrontare le due fotografie per rendersi conto delle sofferenze patite e della sua forte fibra. Ritorna libero il 2 novembre del 1918 , dopo 12 mesi di prigionia e giunge in Italia l’ 11 novembre. Finita la guerra comanda la caserma dei Carabinieri di Palazzolo Acreide e di Caltagirone.

Medagliere
Medagliere di Vincenzo Milluzzo

Sul suo petto fanno bella mostra 7 medaglie. Una croce al merito di guerra, una croce d’ argento per anzianità di servizio militare ,  due medaglie di bronzo al VM  , la medaglia Interalleata di bronzo, la medaglia Unità d’ Italia 1848-1918 e la medaglia Bronzo Nemico.  Ha ricevuto per le sue azioni coraggiose anche 5 encomi solenni e la promozione sul campo a brigadiere per meriti di guerra. Muore per una appendicite complicatasi in peritonite l’ 11 novembre del 1923. Lascia una bimba di 40 giorni e una giovane vedova. Riposa nel cimitero di Scordia (CT) sua città natale. Ogni anno nella ricorrenza del 2 novembre la sua memoria viene onorata con la deposizione di fiori da parte della locale Associazione Combattenti e vive nel ricordo della figlia tuttora vivente che mai lo vide e dei suoi nipoti.

Tomba Nonno

La lapide riporta erroneamente la data di nascita 1884.

Ho voluto raccontare la storia di un uomo che come tanti altri ancora più sfortunati hanno portato la loro piccola tessera nella costruzione di quell’ immenso e splendido puzzle che si chiama Italia. Il loro contributo non andrà perso se parole come coraggio, abnegazione, senso del dovere, rispetto delle regole, fratellanza continueranno a far parte del vocabolario delle nuove generazioni  soprattutto se esse ne sapranno mantenere inalterato significato e valore.

Vincenzo Milluzzo era mio nonno e la bambina mia madre.

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